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lunedì 1 ottobre 2007

L'Infiltrato di Spike Lee


Quando scorre il sangue per le strade è il momento di comprare”. Contenuta in questa citazione c’è la hitchcockiana chiave di lettura del più stimolante hold up contemporaneo firmato Spike Lee. Inside Man (2006) è un film superbo. Lo è nei contenuti. Lo è nella forma. Chi aveva gridato al tradimento del regista Negro per eccellenza, non ha saputo guardare oltre il suo naso perché L’Infiltrato tocca questioni scottanti, mentre Lee abbassa i pantaloni agli Intoccabili, posizionandosi alle loro spalle!
Il film narra la storia dell’hold up perfetto, in cui niente viene rubato. Almeno ufficialmente. Soggetto della pellicola è infatti una rapina ad una importante banca di Wall Street. Il proprietario, Arthur Case (Christopher Plummer), un filantropo ebreo di origini tedesche, nasconde nell' "inesistente" cassetta di sicurezza numero 392 il più infamante segreto che un giudeo possa avere. Un segreto riguardante il come costui si sia arricchito durante l’olocausto. Un come tanto disonorevole, che per tentare di nasconderlo, deve ricorrere alla Wiston Wolf dei potenti, Madeline White (Jodie Foster).


Sul fronte dei buoni si posiziona un poliziotto tanto innocente quanto ironico, infangato dall’accusa di appropriazione indebita. Costui, Detective Keith Frazier (Denzel Washington), dovrà riscattare il suo onore conducendo le trattative per il rilascio dei 50 ostaggi tenuti prigionieri dai rapinatori. Infine, il capo dei banditi, Dalton Russel (Clive Owen), il cui obiettivo sono i diamanti, collocati nella celeberrima cassetta ma non solo: “Non sono un martire. L’ho fatto per i soldi. Ma non c’è niente che valga quanto poterti guardare allo specchio. Il rispetto è la moneta più importante” . E considerato il genere di uomo che è il proprietario della banca, diviene facile intuire quale altro scopo egli si sia prefisso progettando la rapina.


Inside Man rispetta le regole formali del genere riuscendo ad applicarle bene agli odierni giochi di potere, nonché alle contemporanee questioni sociali. In questo senso consideriamo il pestaggio da parte dei poliziotti, ad uno dei sequestrati: un impiegato della banca, scambiato per terrorista in quanto mediorientale. Sottile anche il siparietto tra Dalton Russell e un bambino afroamericano preso tra gli ostaggi. Quest’ultimo si diletta con un videogioco, in cui più uccidi, violenti o rubi e più alto sarà il punteggio conseguito. Il piccolo afferma di non aver paura di niente e aggiunge: “La vita è tosta, come dice il mio idolo 50 Cent: diventa ricco o crepa provandoci”.
Spike Lee realizza un film a cui la storia del genere noir dovrà dar conto.
Quando scorre il sangue per le strade è il momento di comprare. Il signor Case ha fatto sua questa convinzione, ma non è diverso da tanti altri imprenditori”.

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