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Oggetto di culto per tutti gli amanti dei fumetti e del rock duro, Heavy Metal (Gerald Potterton, 1981) nasce come risposta statunitense alla rivista francese Métal Hurlant. Magazine pubblicato dalla casa editrice Les Humanoïdes Associés dedicato a science fiction e horror, ospita sulle sue pagine autori e disegnatori del calibro di Moebius, Philippe Druillet, Richard Corben, Milo Manara e Enki Bilal. Giusto per ricordarne alcuni. Proprio Corben porta negli States questa ‘rivoluzione’, perché si tratta di storie dedicate ad un pubblico adulto, nelle quali i super eroi smettono per un attimo di compiere grandi azioni ed iniziano a sfatare tabù e miti sociali. Con disegni maturi, vicende che riguardano sesso e violenza (inserite comunque in un contesto di genere), tavole che sperimentano nuove forme e colori.
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Inevitabile una trasposizione in cartone animato, una volta giunto il prodotto oltre oceano. Merito soprattutto del regista Gerald Potterton e del produttore Ivan Reitman (che sfrutta come voci alcuni fedeli compagni come John Candy, Harold Ramis e Eugene Levy). I due affidano la sceneggiatura a Daniel Goldberg e Len Blum che adattano sei storie tratte da altrettanti albi di Richard Corben, Juan Giménez, Angus McKie, Dan O'Bannon e Bernie Wrightson. Evidente dunque la differenza di stile e disegno, tenuta unita da una regia attenta e inventiva e da una vicenda base che fa da collante. Un astronauta torna a casa da una difficile missione portando in dono alla figlia una pietra preziosa. In realtà è il temibile Loc-Nar, sfera verde che sprigiona una terribile energia negativa. L’anima della pietra racconta così alla ragazzina terrorizzata la sua genesi e le apocalittiche conseguenze che la bramosia di potere genera negli uomini.
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Fantascienza adulta dunque, mischiata con frammenti horror, comici, dark, erotici e fantasy. Una rivoluzione in piena regola per un cartoon. Per quanto possano risultare stantii, l’animazione ed i disegni di Heavy Metal hanno fatto scuola. Nonostante non tutti gli episodi si mantengano su livelli elevati. I migliori sono senza dubbio quelli del cinico tassista Harry Canyon, del nerd mutato nel muscoloso uomo invincibile Den, il zombie war movie B-17 e il conclusivo Taarna, nel quale John Bruno inventa la mitologia dei Tarackiani e omaggia Moebius. Citazione che si aggiunge alle altre sparse lungo tutto il film, da Close Encounters of the Third Kind (1977) all’Enterprise di Star Treck passando per H.P. Lovecraft e Robby il Robot che vende un hot dog a Harry Canyon. In tale contesto si inserisce il prezioso score di Elmer Bernstein e soprattutto un pugno di brani hard & heavy targati Black Sabbath, Blue Öyster Cult, Journey, Cheap Trick, Grand Funk Railroad, Nazareth, Sammy Hagar, Devo e altri ancora. Si intuisce facilmente perché tanti metal heads siano in fissa con questo piccolo gioiello di arte grafica.
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Notazione finale sulla quale non è possibile soprassedere: i piloti alieni che nell’episodio So Beautiful and So Dangerous sniffano la plutodroga sono qualcosa di semplicemente eccezionale.
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