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martedì 2 ottobre 2007

Chi tradisce merita una morte orribile. Election


Johnnie To è il regista del ritmo. Uno stile e un rigore perfetti. Ritmo, tutto al posto giusto al momento giusto. Anche quando amarezza, solitudine, disillusione prendono il sopravvento. E la pioggia, il silenzio, le luci della notte si accendono. D’altronde non c’è genere che possa prestarsi meglio a questa geometria della visione che il poliziesco. E il noir di To è teso, preciso, meccanico. Oltre che dannatamente (tremendamente) umano. Costellato da personaggi tragici, valorosi, ossessionati da tale perfezione (fisica, etica, formale). Come se il regista immettesse nel testo, nella vita inventata che appare sullo schermo, il senso del suo cinema. Una plasticità (dell’immagine, del ritmo, della recitazione) che ha esempi illuminanti in capolavori come A Hero Never Dies (Chan sam ying hung, 1998), il sublime The Mission (Cheung fo, 1999), PTU (2003) e Breaking News (Dai si gein, 2004).


Election (Hak se wui, 2005) non è da meno, anzi. È una delle opere più compiute e compatte del regista di Hong Kong. Illude come una bomba che sembra non volere/poter scoppiare. Deflagra e uccide come tritolo quando il ticchettio dell’ingranaggio riprende a funzionare. Per la prima mezz’ora si fa fatica ad entrare nel film, pare non accadere nulla. Tuttavia è una lentezza narrativa necessaria a presentare la vicenda e creare la giusta, doverosa tensione. Sospensione che l’elezione (appunto) del nuovo presidente della Wo Shing, spietata e antica Triade di Hong Kong, placa solo in apparenza. La battaglia è tra Lok (equilibrato, rispettoso delle tradizioni) e Big D (arrogante, senza scrupoli, con il temperamento di un ragazzino). È questo scontro che farà derivare conseguenze irreparabili.


Dal momento in cui parte la caccia al bastone con la testa di drago (oggetto mitologico, simulacro di comando e controllo dell’organizzazione), Election letteralmente esplode. Diventa un affresco sul potere, sui meccanismi che scattano nella mente di chi lo esercita. Sulla dicotomia sempre più netta, evidente, tra passato (il consiglio dei saggi, gli zii) e presente (l’arrivismo sfrenato di Big D e dei suoi scagnozzi), su tradizione (un capo della mala eletto democraticamente, il rito di sangue tra gli adepti) e innovazione (da momento di aggregazione e protezione politica, il clan diventa mezzo per estorcere fama e denaro). E può sembrare paradossale agli occhi di un occidentale ma Triade e Governo si compensano, pretendono gli stessi obiettivi, vivono gli stessi disagi e le identiche soddisfazioni. Johnnie To prende dunque il noir, lo svuota di stereotipi e riempie di testimonianze, crudeltà, tensioni tanto vecchie quanto attuali. Il suo cinema scuote e appassiona, fa tremare e riflettere. E il tremendo finale non è che l’amara conseguenza delle gesta umane. “Chi tradisce merita una morte orribile”.

3 commenti:

morris667 ha detto...

non l'ho ancora visto, ma ho letto che il sequel (election 2 del 2006) è di gran lunga superiore al primo.

essendo mafiacinefilo dipendente sono curioso di vederli entrambi.

una/o dei due ha detto...

sì anche io ho letto benissimo di election 2 ma non ho ancora avuto occasione di vederlo...

comunque il film più bello di johnnie to tra quelli che ho visto è sicuramente the mission, un capolavoro. te lo consiglio vivamente.

morris667 ha detto...

ok. spero di trovare qualcosa in videoteca