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mercoledì 9 gennaio 2008

I love you Leatherface. The Texas Chainsaw Massacre


Le rivoluzioni partono dal basso, dalle piccole cose, da spunti inaspettati. Tobe Hooper nel 1974 ha 31 anni, tante idee e pochi soldi. Sceglie il cinema per dar corpo ai suoi (nostri) incubi. Il miglior esito del suo percorso è anche il suo esordio The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta), film che segna un punto di non ritorno per l'horror. Cinque ragazzi si mettono in viaggio durante un caldo pomeriggio estivo. Lungo la strada si imbattono in un vecchio mattatoio, luogo non certo piacevole, mai quanto la casa abbandonata nella quale si fermano e nei cui pressi incontrano una 'simpatica' famiglia dedita all'omicidio e al cannibalismo. Sembra un incubo, in realtà è solo l'inizio di una strage. Sarà Sally l'unica a salvarsi, disperata e senza più alcuna speranza.


Nonostante numerosi snodi narrativi a dir poco ingenui e semplicistici (uno su tutti: la scansione temporale giorno/notte), Hooper imprime alla vicenda un ritmo teso e nervoso. Intinge l'atmosfera di malsana, deviata psichedelia, minaccia la (a)normalità del quotidiano, scatena istinti bestiali, gioca con inquadrature sghembe, volti sempre sinistri - anche quando appaiono rassicuranti - e una suspense estrema. I carrelli laterali diventano un marchio di fabbrica, come il volto deforme e la maschera (superfluo citare la motosega, con la quale arriva ad inscenare una macabra danza nella sequenza conclusiva) di Leatherface. Un personaggio cult che resta stampato nella memoria di un genere che da sempre è coscienza 'sporca', rimosso collettivo, tanto da rendere i 'diversi' suoi eroi. Peccato poi Hooper si sia perso nei meandri di produzioni scadenti e progetti sin troppo ambizioni, fatti salvi Eaten Alive (Quel motel vicino alla palude, 1977), Salem's Lot (Le notti di Salem, 1979) e Poltergeist (1982).


The Texas Chainsaw Massacre resta una pietra miliare del cinema horror, punto di riferimento per tanti nuovi autori, tra i quali spicca senza dubbio il talento di Rob Zombie. Il suo debutto House of 1000 Corpses (La casa dei 1000 corpi, 2003) - così come il successivo, bellissimo The Devil's Rejects (La casa del Diavolo, 2005) - ha reso esplicitamente tributo al suo maestro. Otis e Captain Spaulding vivono tra ossa, pelli, brandelli di carne lacerata, tanfo di cadaveri. Uniti tutti in un grande, terribile macello.

1 commento:

Morris ha detto...

uno dei più grandi horror di sempre, nonchè un film che ha influenzato in maniera impressionante il genere. un opera d'arte macabra.
di hoober si salva anche il tunnel dell'orrore.