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venerdì 23 novembre 2007

'Cca nun ce sta nisciuna!'. Luna rossa


Regista complesso Antonio Capuano. Quando si parla(va) di una sorta di Nouvelle Vague napoletana (o meglio, vesuviana) inevitabile è/era un sorriso. Il percorso dei vari, tanti autori partenopei da fine anni ‘80/inizio ‘90 ad oggi è così sfaccettato che risulta ridicolo inscriverlo in un unico ‘movimento’. Capuano compie il primo passo nel 1991 con Vito e gli altri, ottiene il meritato successo di critica con Pianese Nunzio: 14 anni a maggio (1996), prosegue il suo personale percorso di ricerca con Polvere di Napoli (1998). Prima dei successi ottenuti grazie al toccante, intenso La guerra di Mario (2005), nel 2001 realizza Luna rossa. Progetto complesso, coniugare l’Orestiade di Eschilo con il ‘mafia movie’ non tanto americano (anche se un pensiero spesso corre a Fratelli (The Funeral, 1996) di Abel Ferrara) quanto schiettamente campano.


Talvolta qualche particolare sfugge, la lunghezza della pellicola rischia di stancare, la voglia di accumulare e spiegare troppo fa perdere intensità. Perché siamo al cospetto di un film fatto di personaggi (cast a cinque stelle, in particolare Toni Servillo, Carlo Cecchi, Licia Maglietta e Antonino Iuorio) e soprattutto di dialoghi, dall’impianto teatrale e al tempo stesso dalla potente forza cinematografica. Le vicende della famiglia Cammarano durano per decenni, il loro controllo su Napoli (e non solo) è fatto di omicidi, intrighi politici, accorgimenti economico finanziari, faide infinite. Ma ancora più temibile è l’implosione, il dissolvimento interno che questo nucleo vive, cui è destinato. “Il cielo tutto rosso e gli amici della famiglia che si affogano nel sangue”. Così si esprime il vecchio boss Tony. Nuvole che inviano segnali, visioni mistiche e violenza esposta e sottopelle, incesti e istinti intrattenibili, lacerazioni fisiche (quelle che si infligge il giovane Oreste) e psicologiche (i tormenti di Amerigo, le paure di Libero).


Quanto costa il potere? È nella famiglia che si fonda davvero la nostra società? O questa congregazione di mostri si regge in piedi solo sulle viscere e sulle esplosioni? “Queste morti sono il vero cemento della famiglia”, esclama ancora Tony dopo l’ennesima sparatoria. Quando lo specchio si rompe è ora di scappare, lo capisce Oreste. La sua fuga dura anni, il ritorno è solo per una mattanza che ormai non ha più senso. Luna rossa è bello e tremendo proprio per questo, ci inchioda allo schermo, ci apre il cuore, ci opprime con uno stile lucido e teso. Parla di tradimento, di vendetta, di fughe. Con una crudezza davvero rara.

Quando il sangue gira su se stesso diventa debole, si infetta, deve finire.

2 commenti:

Morris ha detto...

ho visto il film qualche anno fa, non lo ricordo benissimo. non mi piacque molto. forse per via dell'esasperazione del tragico, della deriva morale, del dramma (mi porta a pensare a certi archetipi di napoletanità che mal digerisco)
licia maglietta mi piace molto come donna

una/o dei due ha detto...

invece personalmente lo trovo neanche troppo esasperato, piuttosto teatrale, quello sì...

licia maglietta è bellissima, d'acccordo con te