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martedì 13 novembre 2007

Mai più in Olanda. Do not Disturb


Negli anni ’80 il nome Dick Maas era sinonimo di garanzia. Prima con l’horror De Lift (L’ascensore, 1983), poi con la commedia dissacrante Flodder (Arrivano i Flodder, 1986), infine con il bellissimo thriller Amsterdamned (1988), un piccolo gioiello di tensione ed atmosfera. Una visione del proprio paese vera, mai consolatoria o folkloristica, trappola nella quale cade Do not Disturb, suo ritorno alla regia del 1999. Partiamo dai fatti. C’è un uomo d’affari americano (William Hurt) che per via di un business va in viaggio ad Amsterdam con sua moglie (Jennifer Tilly) e sua figlia, una bambina rimasta muta in seguito ad un incidente (Francesca Brown). Appena arrivati in città la piccola è involontaria testimone di un omicidio, commesso guarda caso dal compare d’affari del papà (Michael Chiklis, il mitico Vic Mackey di The Shield) in combutta con un malvivente demente. Da qui inseguimenti, fughe rocambolesche ed un finale edificante.


Dov’è il problema? Non certo nei riferimenti ai classici del brivido che Maas saccheggia a piene mani. Né nell’entusiasta adesione del regista ai migliori canoni di genere. Il difetto di Do not Disturb è che non mantiene le promesse. E le premesse (narrative). La prima metà del film è interessante: il ritmo è forsennato, la suspense regge bene. Poi c’è il tracollo. Passano i minuti e la vicenda si fa quasi grottesca. Il killer che cerca di uccidere la bambina è un idiota totale, tanto che viene voglia di prenderlo a schiaffi per la sua inettitudine. La ragazzina stessa è una sorta di wonder woman: salta, scappa, si aggira per le strade della metropoli e l’hotel dove alloggia come una eroina dei fumetti. Quando poi sembra che tutto sia risolto il basito truffatore interpretato da Chiklis ha una impennata d’orgoglio stupido e inizia una fuga insensata. Al che Hurt si trasforma in Superman e sfida (vincendo) tutte le leggi di gravità. Il finale è così sfilacciato e paradossale da risultare involontariamente comico (nonostante il tono ironico tenuto per l'intero film). Tutto il contrario di ciò che era Amsterdamned.

La capitale orange appare come una città lugubre, piena soltanto di tossici, barboni, ladri, puttane sadomaso, poliziotti stronzi e incapaci, assassini che circolano a piede libero. Insomma, la tipica visione americana dell’Europa, per la quale tutto ciò che si discosta di un minimo dall’ordinario è da biasimare ed evitare. Senza mai guardare a se stessi. Strano, perchè Maas è olandese e del proprio paese aveva dato un profilo affascinante nelle sue precedenti opere. Do not Disturb risulta così stereotipato e puzzolente di muffa da farci rimpiangere Giampiero Galeazzi, quando durante gli Europei di calcio del 2000 aveva definito Amsterdam città ‘gaia e peccaminosa’.

3 commenti:

Morris ha detto...

l'ombelico di galeazzi ha la circonferenza del mio cranio :D

amedeo anfossi ha detto...

HEY HEY HEY guardate un pò chi si rivede,il buon vecchio amedeo croce e delizia di tutti i bloggers,hackers(un pò alla mclane_bruce willis)e supporters dell'etere.bò il film non l'ho visto però sandro(cazzo posso rivelare il tuo nome in pubblico?) è come sempre antiamericano a prescindere ,cioè se quello è cretino mica è perchè è americano.poi vabbè con la citazione finale si fa perdonare anni e anni di militanza napoletana.hyppyhahe figli di puttana!

una/o dei due ha detto...

gentile amedeo, rivelare il nome di una/o dei due provocherà la tua morte immediata... ah ah ah ah!

no guarda però, sto film lo devi vedere, certe 'prese di posizione' su europa/usa sono troppo deficienti...