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giovedì 8 novembre 2007

Fortuna che c'è lui... Live Free or Die Hard


Die hard – Vivere o morire (Live Free or Die Hard, Len Wiseman, 2007) può essere sintetizzato in due parole: Bruce Willis. Stop. È lui il film. Anche se ha le solite due/tre espressioni, se il tempo passa e forse neanche più lui crede al John McLane di Trappola di cristallo (Die Hard, John McTiernan, 1988), per non parlare del Joe Hallenbeck di L’ultimo boy scout (The Last Boy Scout, Tony Scott, 1992). Tuttavia se ci fosse stata una qualsiasi altra faccia, questo action movie improbabile e fracassone non avrebbe avuto ragione di esistere. È Bruce a sfidare le leggi di gravità, a riempirsi di graffi, botte e tagli a non finire, a punire i cattivoni, soffrire e sparare (oltre che migliaia di cartucce) le solite battute da macho.


Il resto non conta. C’è infatti un tale con la faccia da bambolotto (ex agente governativo alla sicurezza) che per rifarsi di uno smacco subito dall’amministrazione vuole impadronirsi dei dollaroni degli States tramite un black out energetico. Per farlo si serve dei migliori hacker d’America, salvo poi ucciderli tutti. O quasi. McLane gli dà la caccia (la faccenda va sul personale quando gli rapiscono la figlia, più tamarra di lui), lo trova e lo ammazza. Finito il film. Che poi abbozza un buonismo di riporto, ha delle voragini di sceneggiatura, sfiora costantemente il reazionario, ma in fondo va preso per quello che è: un giocattolo caciarone, che sembra una puntata qualsiasi di 24 (sarebbe bello far incontrare sul grande schermo John McLane e Jack Bauer, andrebbero a prendere a calci in culo persino Ahmadinejad…), tiene bene ritmo e inseguimenti mozzafiato e ci fa staccare la spina del cervello per 130 minuti.

Yippee-ki-yay, motherfuckers.

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