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mercoledì 12 settembre 2007

FUORI POST (variazioni sul Tema): Infascelli, Gino e l'alfetta


Alex Infascelli... Mmmhh... Mah... Boh... Forse è un po' sopravvalutato? Almost Blue (2000) è un buon film: ben girato (anche se dal taglio troppo televisivo), tensione al punto giusto, conoscenza dei meccanismi di genere. Il siero della vanità (2004) rivela già qualche crepa, nonostante soggetto e sceneggiature siano tosti (dietro ci sono Niccolò Ammaniti e Antonio Manzini). H2Odio (2006) è fiacco, di una noia mortale e - cosa gravissima - spreca le fantastiche, ossessive, conturbanti atmosfere create dalle musiche di Steve Von Till con il suo progetto Harvestman (chi non sa chi sia Von Till in ginocchio sui ceci ad ascoltare Enemy of the Sun, Times of Grace e A Sun that Never Sets dei Neurosis).


Detto questo, di Infascelli non piace nemmeno la veste di conduttore. Lo diventa per Mtv quando gli viene affidato Brand:New, programma già odioso di per sé perchè ostenta questa sua etica indie e invece è l'ennesima baggianata per i ggggiovani. Il povero Alex si trova invischiato nella politica del divano e non riesce neanche ad uscirne con la brillantezza del comunicatore, causa evidenti difetti di pronuncia (ma cos’ha in bocca, una lingua doppia??).


Cosa rimane dunque? La sua attività da regista di videoclip, nella quale eccelle davvero. Una marea di video girati per svariati artisti (Kiss, Pearl Jam, Michael Jackson, Cocteau Twins e tanti altri), tra gli ultimi Gino e l'alfetta di Daviele Silvestri. La canzone è carina, poggia su ritmi quasi dance, è ballabile e fa riflettere, nel finale sfoggia una parte strumentale pulsante, con un basso pompato e ritmiche in evidenza. Ma Gino e l'alfetta è soprattutto un brano che mette in gioco la nostra sessualità, pregiudizi vecchi e sempre presenti. È una sfida alle certezze. Infascelli ha girato il clip in una notte, a Roma. Durante il Gay Pride (la canzone ne è diventata l’inno). È geniale l’idea di Roma, una città oscura, anonima, abbandonata. Animata dallo sbirro Liotti e dal suo compagno Mastandrea, che con la sua espressione assente, stralunata, marmorea, così tremendamente umana esprime i dubbi, le incertezze, la mancanza di sicurezza. Una vita senza identità che il montaggio secco e preciso del regista esalta al meglio, fino alle finali esplosioni di colori e diversità. E quell’aranciata bevuta tutta d’un sorso con sorriso beffardo è più liberatoria di mille parole.

Maria sei sempre mia
sei l’unica possibile
ma di Gino io mi fido un po’ di più…

2 commenti:

amedeo anfossi ha detto...

ahahahahahahahahahahahah grande la lingua doppia!non posso che essere d'accordo riguardo al giudizio sul caro alex,invece avrei qualcosa da ridire su quel personnaggio artefattissimo che è daniele silvestri.ROCK ON

una/o dei due ha detto...

caro marpione che ti nascondi dietro nomi gloriosi, lo sai che canzone e video mi piacciono! però sapevo anche di trovare la tua compensione sul caro alex e la sua lingua dafratellodipaulcolettinonchèbambinodellapubblicitàdeipanettonibaulichepoggiailcuscinonelcamino...

ao' spero il blog ti piaccia, visitalo quando puoi. sul pezzo relativo a private parts c'è anche un commento della falanella!